Ola Rindal : Stains and Ashes
 
 
commissariat : Luce LEBART

  

Ola Rindal, Stains and Ashes Stains and Ashes #31 2025 Archival pigment print ©Ola Rindal

 

Quando cammino per strada, vedo case, auto, alberi, persone. Ma in mezzo a loro ci sono macchie, crepe, buchi. A volte somigliano a sculture, a volte a porte o aperture, altre ancora a disegni o dipinti. Può essere una pozzanghera o una macchia d’olio lasciata da un’auto, una crepa in un muro, rifiuti… sono macchie senza alcun significato, alcun linguaggio, che non raccontano nulla. Eppure, esistono, in mezzo a tutti gli altri elementi che ci circondano. Questo progetto è partito proprio da una macchia su un pezzo di stoffa: da un atto di osservazione. Ho fotografato quella macchia. Poi ne ho create di nuove, sulla carta, usando l’inchiostro. Sono andato avanti e ho sviluppato questo tema con foto e disegni, fino quando ho iniziato a includere ritratti sfocati, a volte quasi astratti. E poi paesaggi che potessero supportare la sensazione che ne derivava, come se i soggetti fossero vicini alla macchina fotografica, ma separati da un velo. Sfocatura e astrazione sono parte della natura stessa della fotografia, proprio come la sua capacità di cogliere immagini definite. Spesso un’immagine sfocata è vista come un fallimento: io invece sfrutto questa caratteristica per esprimere una distanza, la sensazione di non riuscire ad avvicinarsi, di non riuscire a comprendere. Come se la realtà sfuggisse. La sfocatura si pone come un movimento, una nebbia, un’interferenza, un’inquietudine, che nasconde qualcosa di ciò che vediamo, e che appare come un ricordo o un’immagine del subconscio.

 

If I walk in the street, I see houses, cars, trees, people. But in between there are stains, cracks, holes. Sometimes they are like sculptures, sometimes like doors, openings, and sometimes like drawings or paintings. It can be a puddle of water or an oil stain from a car, a crack in the wall, a piece of garbage… these stains have no meaning, no language or narrative. Yet they exist in between all the other elements around us. The project began with a spot on a cloth, an observation. I photographed the spot. Then, I created new spots with ink on paper. Furthermore, I developed the theme with both photos and drawings. After a while, I started incorporating blurred, sometimes nearly abstract portraits. And then also landscapes that could support the arising feeling. It is like the subjects are close to the camera, but there’s a veil in front. The blur and the abstraction are inherent in the nature of photography, just as it is capable of capturing a sharp image. A blurry image has often been seen as a failure, but I use this characteristic to express distance, a sense of not getting closer, not understanding. As if reality escapes. The blurriness settles like a movement, a fog, a disturbance, an unrest, and withholds information about what we see, and appears like memories or subconsciousness.

 

 

FOTOGRAFIA EUROPEA

XXI edizione

Fantasmi del quotidiano / Ghost of the moment
 
Reggio Emilia, Italie
 
30/04/2026 au 14/06/2026


 

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